Bruxelles, Manneken de che?

Avendo un lavoro “normale”, con ferie e orari standard, posso solo sfuggire usufruendo di week-end morti. E così ho fatto.

Offerte se ne trovano sempre, se si ha la pazienza di cercare un pochino, ovviamente il più flessibili si è, più convenienza in termini di costi si ha.

Ho tre giorni a disposizione, è freddo, il clima che più amo per girare le città. Soffro decisamente il caldo, quindi girare con guanti e berretto non mi dispiace affatto.
Io e il mio migliore amico, fedele compagno di avventure, sfogliamo la lista Ryanar, che nonostante tutti i difetti, offre spesso offerte decisamente low cost.

Bruxelles salta all’occhio, mai stata, eppure sempre sentita nominare.
D’accordo prenotiamo!

Non farò finta di essermi stupita quando il volo è arrivato in ritardo a destinazione. Ne del fatto che gli autobus erano organizzati decisamente male, aspettando al freddo e in coda, sotto una specie di diluvio universale, che qualche buon autista si prendesse il disturbo dopo due ore di portarci in città. Quì  abbiamo diviso un taxi, con un altro poverino che come noi stava subendo la stessa sorte.

Primo giorno a Bruxelles, scopriamo ben presto che il freddo mi piace, ma il vento un po’ meno. Se ci fosse acqua al posto della terra ferma, sarebbe forse la città più famosa per il windsurf.


Cominciamo l’esplorazione del centro, scoprendo negozi dietro negozi di cioccolato e dolciumi, che farebbero venire il diabete a chiunque osi sostare più di cinque minuti davanti alla porta d’entrata.

Siamo dunque al museo dei fondo-schiena. No non scherzo. Un’intera mostra dedicata ai deretani vestiti dei tessuti più pregiati nel corso della storia. Il che merita in effetti una riflessione: vi siete mai fermati a pensare a come fossero i vestiti delle varie epoche visti da dietro? Io credo di no.

 

 

 

E ora, signore e signori, il simbolo di questa città, il grande (anzi, minuscolo) Manneken-pis! (Che io ancora non so pronunciare) Il bambino con il fagiolino all’aria che fa i suoi bisogni prendendosi gioco dei turisti che in massa accorrono a fotografarlo (letteralmente, ragazzetto che fa pipì).

Un’altra visita che merita (se vi piace il genere si intende sempre), è il museo del fumetto. Perché a Bruxelles, ho scoperto poi, è stato creato Tin Tin, ma non solo!
Un giro tra i bozzetti di famosi, e meno, fumetti, che vi porteranno un po’ a tornare bambini, nella periferia grigia della città.

I monumenti in giro per la città non mancano, e andando un po’ allo sbaraglio scoprirete angoli interessanti, che di notte illuminati rendono ancora di più. Sicuramente merita, ed è d’obbligo, la Grand Place, con i suoi palazzi abbelliti d’oro. Lascia veramente senza fiato!

Tre giorni da dedicare sono sufficienti, oltre ai musei che possono essere o meno di vostro interesse, come il museo del cioccolato, abbiamo trovato affascinanti le vie ricoperte d’arte e murales, un’altra prerogativa della città.

Devo dire che oltre ai dolci, in quanto cucina non si distinguono granché, ma ogni angolo a sé è particolare e caratteristico, come il delirium, famosissimo bar dalla quantità esplosiva di birre (che prende appunto il nome dal birrificio Delirium). Esso custodisce al suo fianco la sorellina del ragazzetto dalla pisciatina facile, Jeanneke pis, un po’ meno spudorata del fratellino.