Tornare fa bene.

Mi sono sempre chiesta cos’avrei provato tornando nel posto che mi ha fatta sognare così tanto, con così poco.
La prima volta è sempre un momento di scoperta, dove tutto quello che hai letto te lo trovi davanti, ma mai come te lo saresti aspettato.

Atterraggio come da prassi al Kansai Airport, ad Osaka, e vedo dipinte sui volti dei miei accompagnatori le stesse emozioni che anche io avevo provato: stanchezza, emozione e un pizzico di delusione.
Ebbene sì, delusione. Perché chiaramente atterriamo in un aeroporto, su un’isola artificiale, dove tutto è estremamente grigio, e niente fa percepire il Giappone magico che tanto avevamo sognato.
Comprendo le loro emozioni, e non lascio che si perdano d’animo. L’avventura deve ancora cominciare!

Il primo giorno gita ad Arashiyama, dove già ero stata, ma oltre ai posti che tanto mi erano mancati, ho deciso di approfondire meglio la zona.
Ricordarsi le strade è emozionante, “Eccolo il Tenryuji, da quella parte!”.
Sentirsi come a casa, dall’altra parte del mondo, riconoscere posti e vie, ha quasi dell’incredibile dopo due anni!

Tenriyuji, foresta di bamboo, villa di Okochi Sanso e il Monkey Park. Tutte attrazioni che ho già visto, e comunque le bellezze di questi luoghi stupiscono come fosse ieri.
Questa volta ci siamo spinti più in alto, verso due templi raggiungibili comodamente in autobus in mezzo alla fitta vegetazione di Arashiyama.
Viaggio che ho assaporato in tutto e per tutto: adoro le vie deserte dei paesini del Giappone, con le case antiche dai tetti spioventi, dove i turisti non esistono.

 

Il bus ci scarica nel bel mezzo di una strada di montagna, dove non passa assolutamente nessuno e grazie a google maps (pochi cartelli stradali), ci addentriamo nella vecchia cittadina di Saga Torimoto, una via in stile edo dal fascino antico.
Qui troviamo l’Adashino Nenbutsu-ji, dal silenzio penetrante, per via delle 8000 lapidi per i cosiddetti “morti senza legame”, ovvero quelle persone che una volta non venivano sepolte, bensì “accumulate” in uno spazio comune, senza poi avere la possibilità di riconoscerle.
Poco distante si trova poi l’Otagi nenbutsu-ji, un tempio assai piccolino ma che mi ha colpito maggiormente: si trovano più di 1200 Rakan, ovvero le statue in pietra dei discepoli di Buddha. Tutte diverse, alcune somiglianti ma nessuna uguale all’altra.
Nonostante sia il 23 dicembre, e siamo quindi sotto feste, non c’è in giro nessuno. Siamo gli unici (in carne e d’ossa) ad ammirare le faccette sorridenti delle piccole statue che accompagnano il nostro cammino.
La prima di tante immersioni spirituali che abbiamo avuto.

Arashiyama è una delle zone che preferisco nei dintorno di Kyoto, benché sia turistica, ha ancora dei luoghi decisamente sottovalutati, dove la maggior parte della gente non si spinge, e che fanno assaporare il Giappone in tutto e per tutto.

 

Chiudiamo la gita con un salto alla Kimono forest (decisamente più affollata), ma che la sera s’illumina e rende l’aria decisamente suggestiva.

Ultima tappa a Gion per cena, con un meritato Okonomiyaki in un localino tipico giapponese, ovvero pochi posti, piastra al centro del tavolo e locandiera che non mastica affatto l’inglese. Adoro il Giappone anche per questo.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...