Il Parco Murayama

Foto di Gianluca Guetti

C’era una volta una magnifica città giapponese, che dopo essere stata risparmiata nella seconda guerra mondiale dalle bombe atomiche che hanno creato disagi in tutto il mondo, si staglia oggi in tutta la sua bellezza, ricordata come capitale. Eccoci a Kyoto.

Kyoto è una città, suddivisa in zone, ognuna con attrazioni affascinanti. Una di queste è senz’altro il parco Murayama. Esso vanta di essere il custode di alcuni dei più bei templi del Giappone. E oggi, giorno di Natale, è il momento di andarne alla scoperta.

Foto di Gianluca Guetti

 

Ci addentriamo nel parco partendo dalla famosa Ishibei Koji, una delle strade più belle della città. Perché? Perché è rimasta fedele ad un tempo. Con le case in legno, i pannelli dei recinti antichi e i simpatici Tanuki che fanno capolino dalle proprietà private. Una cosa che adoro del vicinato giapponese è come ognuno, benché abbia una dimora piccola, si ritagli uno spazio verde.
“Dormiamo uno sopra l’altro ma non toglietemi la natura.”
Anche qui, e davvero non riesco a spiegarmelo, non c’è nessuno nei paraggi. La zona è completamente nostra e adoro questa cosa: ci stiamo creando dei ricordi pazzeschi in questo viaggio mistico.

Arriviamo nei pressi del parco e del primo tempio di oggi: il Kodai-ji.
Grosso complesso, uno dei più importanti della zona.
Paghiamo l’ingresso e cominciamo l’esplorazione. Il tempio è dedicato ad un famoso capo militare, Toyotomi Hideyoshi, e consorte, colui che ha unificato il Giappone nei tempi antichi.
Vorrei poter dire di aver provato emozione come durante le visite precedenti, ma purtroppo questo grosso complesso puzza tanto di turistico.
Una bella visita nella storia giapponese, niente più.
Raccogliamo le nozioni nuove di oggi e facciamo il nostro giro nel giardino forse meno curato (il che è tutto dire) di quelli che abbiamo visto fin’ora.

Proseguiamo, con una pausa gelato al matcha. Una vera ossessione per questo gelato!

Tappa al Yasaka Shrine, il simbolo di Kyoto, una volta chiamato santuario Gion, che si affaccia appunto nel quartiere di Gion. L’aria è animata, anche in previsione del capodanno. I preparativi continuano sotto gli occhi dei fedeli in preghiera.
Piccole bancarelle di street food e di souvenir dall’aspetto alquanto inutile…
Compro subito una penna e degli stickers a tema città incantata e Arale.
Soddisfatta di aver riempito il mio zainetto di cosine inutili, proseguiamo alla volta del Chion-in.

Questo tempio è enorme. Non per modo di dire. Enorme davvero!
La sua porta è una delle più grandi del Giappone, e le sue colonne fanno davvero impressione.
Se una delle teorie dei terrapiattisti è che la terra è piatta in correlazione all’esistenza dei giganti (non fate domande), sicuramente vedendo la stazza di questo tempio porterebbe ancora più convinzione nella comunità.

Il tempio è stupendo, e riprendiamo un po’ di spiritualità assistendo ad un monaco in preghiera.img_4023Il giardino ci regala qualche ciliegio in fiore: vi sono dei rari boccioli che sbocciano in inverno.
Dopo aver appurato che i postini consegnano passando in motorino in mezzo alle lapidi del cimitero (non sto scherzando), ci riteniamo soddisfatti anche di ciò che il Chion-in ci ha insegnato. Zainetto stracolmo di souvenir, è giunto il momento che più temevo: l’ora di andare al Kyomizu-dera.

E chiaramente non si può sfuggire al fato: non c’era nessuno in giro perché sono tutti proprio qui, al Kyiomizu.

Foto di Gianluca Guetti

La strada, altra via famosissima di Kyoto, che permette di raggiungere il complesso, è piena di gente, di profumi e di negozi. Si riesce ancora a circolare, mangiando ravioli al vapore sotto il tiepido sole di dicembre. Piano piano va calando, e quel colore da pre-tramonto inizia ad accompagnare le scalinate dove ci facciamo largo.

Siamo arrivati ai piedi del tempio. No, non faremo una foto con dietro il padiglione, IMPOSSIBILE. A meno che non sia una foto di gruppo. Un bel gruppo di mille e passa persone.
Con mia sorpresa, il Tainai-meguri è completamente libero. E allora un giro nel sottosuolo nel buio più totale a ruotare la pietra dei desideri non ce lo toglie nessuno.
Proseguiamo verso l’attrazione principale, la terrazza del Kyomizu, che ovviamente è più fasciata di Tutankhamon, con impalcature ovunque in previsione delle olimpiadi del 2020. Non sarà ne il primo ne l’ultimo tempio che beccheremo, ma era stato messo in conto.

Anche se la folla è quello che è, e non ci sarà tutto questo sentore di magia nell’aria, a me piace proprio tanto questo Kyomizu-dera.

Foto di Gianluca Guetti

 

 

E il tramonto arriva, colorando il cielo di rosa, mentre noi scendiamo dalla parte del grosso cimitero, dove ancora una volta non c’è nessuno a farci compagnia, solo le nostre ombre che piano piano calano nella notte.

 

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