Quel mazzolin di fiori che viene da Kurama

Quest’oggi siamo particolarmente atletici: è la volta alla scoperta delle montagne giapponesi, laddove vivono i famosi Tengu, esseri mitologici e dispettosi dal lungo naso rosso.

Foto di Gianluca Guetti

Scarponcini, vestiti comodi e zainetti attrezzati di bento box: ci siamo. Una metro e un autobus, un’oretta dopo scendiamo, con altri tre giapponesi, un po’ spaesati. Lasciati come sempre nel bel mezzo di una strada senza indicazioni, dove l’unico riferimento che abbiamo è un grosso torii rosso, tiriamo fuori google maps.
La prima destinazione di questa mattinata è il Kifune-jinja, il tempio che si trova a Kibune, piccolo villaggio sulla montagna Kurama.

La camminata comincia con degli operai che ci fermano, e capendo che siamo italiani ci fanno sentire i benvenuti con qualche parola come “Lisotto” e “Loma”. Per chi non lo sapesse, nella pronuncia giapponese, la R suona più come una L e viceversa.
Ecco perché Roma suona come Loma e Ramen è Lamen.
Comunque, la gentilezza della gente del luogo non ha fine. Liquidiamo per mancanza di tempo il buon uomo e continuiamo la scarpinata.

Ecco che il paesino prende forma, veramente pittoresco. Con la stagione estiva delle zattere vengono adagiate sul fiume che scorre lungo Kibune e vengono mangiati dei soba freddi. In inverno invece è tutto estremamente chiuso (tranne qualche piccola locanda).

Foto di Gianluca Guetti

Siamo al Kifune, con i cavalli della leggenda seconda la quale sono stati offerti in sacrificio perché vi fosse equilibrio tra siccità e alluvioni. Uno bianco e uno nero. Anche qui i monaci sono intenti a pregare, e i rituali che il tempio offre sono sempre fonte di curiosità per noi occidentali; come quello del foglio galleggiante dove la propria fortuna appare  solamente dopo averlo messo a fluttuare nel torrente vicino, come per magia.

Lasciamo il luogo di preghiera per raggiungere il must di questa montagna: il Kurama dera.
Esso è un complesso di templi che occupa l’intera montagna.

Foto di Gianluca Guetti

Il percorso parte in salita, che per noi umani dalle poche doti atletiche, si fa sentire subito. Ma l’aria è pulita, il tempo non è dei migliori, e come sempre succede, le gocce condensate nell’aria a formare la foschia che tanto mi piace, rende questa foresta ancora più mistica. E così incontriamo i primi altarini, facendo un brunch in mezzo al bosco, e la quiete che ci fa dimenticare quasi di essere vicini ad un grande città come Kyoto.

Arrivati all’edificio principale, godiamo di una splendida vista delle montagne attorno, con le ringhiere rosse tipiche dei

templi che fanno da cornice a chilometri di vegetazione. E piano piano la discesa.

Anche oggi è stata una giornata produttiva, e mai mi sarei aspettata di trovarmi a scarpinare allegramente (più o meno) nei boschi giapponesi, trovando così tante somiglianze con i nostri boschi in Trentino Alto Adige.

Una cosa che ho notato è che i giapponesi per quanto riguarda outfit appropriati, proprio non ci azzeccano. Mi spiego. Magari noi siamo abituati ad andare a scarpinare dove il suolo non è lineare muniti di scarponcini, e di vestiti comodi. Invece qui ognuno va un po’ come si sente. Mi è capitato di vedere prima tre ragazzi che probabilmente facevano un break dallo studio, con jeans e scarpe basse, e una ragazza molto carina, che affrontava la salita con i tacchi.
Ma non è la prima volta! Spesso per andare ai templi le ragazze sono belle tirate, per la foto giusta immagino, però in quel caso la città non è mai lontana… ma nel bel mezzo del monte Kurama? 
Rimane un mistero.

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