Quest’isola ha qualcosa di magico

Lasciamo le sponde di Hiroshima e in dieci minuti attracchiamo sull’isola di Miyajima, accolti da un’aura mistica, anche per via della leggera nebbiolina che avvolge la foresta vergine che ricopre l’isola.

Ecco di nuovo i piccoli cervi giapponesi, sparsi qua e là. C’è veramente tanta gente, ma domani è l’ultimo dell’anno.

Siamo in direzione Itsukushima shrine, il punto più famoso dell’isola. Anche perché la

Foto di Gianluca Guetti

zona abitata in percentuale all’intera superficie è veramente minuscola. Ma d’altronde stiamo parlando di un’isola sacra.
Il grande e famosissimo torii galleggiante è avvolto da impalcature. E ci risiamo. Portiamo tutta la nostra attenzione al pontile rosso, lasciandoci trasportare dalla folla per una visita.

Gironzolando, finiamo quasi per caso al Daisho-in. Si tratta di un tempietto gratuito, a libera offerta, che ha una particolarità: i suoi centinaia di Rakan, i piccoli discepoli di Buddha, che creano un ambiente sovrannaturale. I monaci sciacquano le scale, con un sorriso puro e soddisfatto. Si tratta di un tempio leggermente diverso da quelli visti fin’ora: i vari monumenti e statue, non sono posizionate secondo un’apparente ordine logico. Seguendo l’istinto, più che un percorso vero e proprio, scopriamo angoli estremamente affascinanti. Una piccola cripta dal soffitto tempestato di lanterne, con quelle che sembrano decine di tombe, con piccole offerte, e incenso profumato. Qui tutto ha un’aria diversa, e ci ritroviamo da soli, a contemplare poco prima della chiusura questa piccola meraviglia incastrata nella montagna, con in sottofondo il fiume che scorre.
Ogni volta sull’isola è una scoperta nuova, e decisamente non basta una giornata per esplorarla al meglio.

Ci dirigiamo verso il piccolo Ryokan in posizione centrale, dove ci accoglie la padrona di casa, una simpatica signora che ci racconta alcune curiosità sulla celebrazione del capodanno a Miyajima, prima di accompagnarci alla nostra stanza.
Ancora una volta il tatami accarezza i nostri piedi, con i futon già predisposti per la notte. Lasciamo la stanza per una cena di fortuna, visto che in questa stagione ci sono pochi ristoranti aperti, e quelli che ancora servono chiudono alle 20.

Cena a base di ostriche, la specialità dell’isola, e torniamo ai nostri morbidi futon che ci aspettano, anche domani alzataccia.
Ma prima un piccolo giro di esplorazione di notte, dove nemmeno le lanterne arrivano. Raggiungiamo la pagoda che si vede anche dalla spiaggia, immersa nel buio e nella quiete. Da qui si possono ammirare le coste di Hiroshima illuminate di vita, mentre l’oscurità inghiotte l’isola, salvo qualche lume che illumina la via agli alberghi.
La notte scivola con sogni tranquilli, ed è ora di alzarsi.
La gentile proprietaria ci fa trovare una curata colazione alle 7.30 in punto, a base di pane e marmellata, insalata, uovo e frutta, e ci affrettiamo a mangiare, mentre Sara ancora dorme. Qui le nostre stra si dividono nuovamente.
Siamo alla volta del traghetto, con un vento terribile che ci spinge lontano, pronti a salpare in direzione di Hiroshima, dove ci attende un nuovo Shinkansen.

Al prossimo Giovedì!

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...