Kitsune-no-Gyoretsu, il capodanno delle volpi

Il 31 dicembre è una giornata di corse. Stiamo lasciando ancora una volta la magica isola di Miyajima, e lo Shinkansen ci sta portando proprio a Tokyo!
Il viaggio è lungo, siamo attrezzati di bento-box. Io e Daniela passiamo il tempo a sonnecchiare, mentre Gianluca sistema le sue foto, con l’amara scoperta della sera precedente che lo accompagnerà tutta la giornata: ha perso il passaporto!

Nonostante le lunghe ore, il viaggio passa veloce, lasciamo indietro il mal tempo, e salutiamo il Fuji-san in tutto il suo splendore. Ogni volta è un’emozione vederlo dal vivo.

Eccoci a Tokyo finalmente. La stazione è gigante, stiamo trascinando le valige verso la Yamanote line, compresa nel JRP, in direzione Ueno.
Il quartiere dove si trova il nostro appartamento è molto tranquillo, a soli 15 minuti a piedi dal famoso parco, non mancano i conbini e tutto sembra andare a rallentatore, nonostante siamo nel bel mezzo della città. L’alloggio in sé, come sempre, è molto piccolo, ad incastro oserei dire, così dobbiamo escogitare il modo migliore per infilare le valigie senza inciampare ogni volta che andiamo verso il bagno.

Doccia ed è già ora di prepararci. Abbiamo deciso di cenare a Shibuya, perché è una zona che a me piace sempre tanto, ed essendo l’ultimo dell’anno non è nemmeno facile trovare posti vuoti dove fermarsi. Ci sarebbe piaciuto mangiare sushi, ma ci arrendiamo all’evidenza: è l’orario e la giornata sbagliata per avere pretese, e allora puntiamo su un hamburger. Ci spostiamo poi in un Irish pub, per iniziare a carburare e far passare l’ora che ci separa con la serata che sta per scoppiare.

Riprendiamo la metro in direzione Kita, una cittadina in periferia di Tokyo. Qui stiamo aspettando un ospite da Akabane: il mio amico di penna Yusuke, che dopo svariati anni di telecomunicazioni sono riuscita ad incontrare di persona!
Lui sarà la nostra guida per stasera, e ci dirigiamo verso il punto clou della festa.

L’idea di comprare delle maschere da kitsune salta, perché purtroppo c’è un’ordinatissima fila lunga mezzo chilometro per l’unico negozietto che le fornisce.
Poco prima dello scoccare della mezzanotte ci vengono consegnate delle stelle filanti, e facciamo amicizia con una bambina vestita da volpe. La kitsune no gyoretsu, ovvero la parata delle volpi, è un evento tipico di Kita, dove la leggenda narra che la notte del 31 dicembre tutte le kitsune del paese si riuniscano qui, per celebrare l’anno nuovo, facendo un pellegrinaggio verso il tempio principale, dedicato appunto alle kitsune.

Foto di Daniela

San, Ni, Ichi…HAPPY NEW YEAR! La bambina lo esclama rivolto a noi, in inglese, mentre tutti fanno esplodere le stelle filanti. Il casino dura qualche minuto, dopo di che torna tutto ordinato e silenzioso. Ah, i giapponesi!
E la parata si muove, a suon di flauti, e il grande maestro delle kitsune dalla criniera bianca, che indica la via.
Star dietro alla parata è abbastanza complicato perché c’è davvero un sacco di gente e vanno molto piano, il che non aiuta col freddo che fa stasera. Tappa al conbini per comprare quei piccoli cerotti in gel da mettere sotto la pianta del piede, che si scaldano man mano. Fenomenale.

Arriviamo al tempio principale, ma fare la coda per pregare la sera stessa è un suicidio, e noi siamo infreddoliti.
Yusuke è d’accordo con noi, e ci porta quindi in un Izakaya. Finalmente ci immergiamo tra i ragazzi giapponesi, che ci guardano incuriositi perché siamo gli unici occidentali. Sono le una di notte e qui si mangia e si beve che è una meraviglia.
Ordiniamo Karaage, il tipico pollo fritto, tramite un comodissimo Tablet. Questa cosa che si ordina direttamente dal tavolo senza interagire per forza con i camerieri è superlativa.

La metro di Tokyo chiude presto, anche se la notte di capodanno ci sono alcune eccezioni. Ma chiaramente perdiamo anche l’ultimo treno, quindi rimaniamo a chiacchierare col nostro amico giapponese, che ci insegna nuove parole e soprattutto insegna a Gianluca come spiegare che ha perso il passaporto.
Il primo treno è alle 5, ci accompagna in stazione e qui ci salutiamo, con la promessa di rivederci ancora, magari questa volta in Italia.

Con il nostro amico Yusuke!

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