Korean-Town, siamo ancora in Giappone?

Il primo dell’anno è una giornata pigra. Si fa sempre tardi per via dei festeggiamenti, e anche in Giappone si dorme a lungo.
Non così a lungo però per Gianluca, che questa mattina di buon’ora si sta recando alla polizia per fare la denuncia per la perdita del passaporto.
Io invece mi faccio un giretto per il quartiere, che mi piace davvero un sacco. Il sole splende e l’aria è fresca, poche persone in giro e tutte di una certa età.

Nel tardo pomeriggio ci ricongiungiamo tutti, e ci rechiamo nella Korean-town, un pittoresco quartiere dai colori sgargianti e la musica k-pop che riempie le strade.
Devo ammettere che a primo impatto non ha fatto un grande effetto: all’uscita della metro un signore ed una ragazza litigano tra di loro con toni molto accesi, mentre lei fa volare le mani, e il suo amico/fidanzato la trattiene, evitando un qualcosa di poco simpatico.

Va bene, usciamo e ci allontaniamo, per la prima volta con un sentore di insicurezza, visto anche che il sole sta tramontando, e sembra di essere lontani anni luce dalla Tokyo sicura.
In realtà quello che si apre davanti a noi mi fa cambiare idea in pochissimo tempo: mi piace tantissimo la vivacità di questo quartiere, e veniamo attratti da un locale particolare.img_4916

Ancora un volta entriamo ed è tutto rosa, con gigantografie di occhi manhwa, prettamente maschili, mentre sullo schermo idol koreani intonano canzoni elettrizzanti.
Ordiniamo bubble-tea e dolcetto, e poco dopo ci arrivano questi bicchieroni dalle stampe a tema con i contorni sempre curatissimi.
Dimenticavo di dire che Gianluca è l’unico uomo del locale.

A Shinjuku terminerà la serata.
Il golden gai è una delle zone più frequentate e che più meritano del quartiere della Yakuza, e così gironzoliamo tra i piccoli localini dai posti a sedere del tutto senza privacy, che ai tempi di questo coronavirus sarebbero del tutto fuori norma.
Questo è un altro di quei momenti da “il Giappone che vorrei”, dove sono esattamente nel posto che immaginavo.

A cena sushi Zanmai, la ormai citata catena in più articoli, e ci facciamo un altro sushi come si deve. Come sempre per entrare c’è da attendere, ma il servizio è veloce e facciamo in fretta. Ancora penso al nigiri di anguilla, dove il riso era forse grande un quinto del pesce. Ho l’acquolina in bocca.

Decidiamo di concludere con un karaoke in piena regola. Ancora non mi spiego perché qui in italia non vadano di moda. Stanza insonorizzata e birra giapponese, e parte il concerto. O il lamento, dipende dal punto di vista, ma per fortuna nessuno ci sente.

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