Ci son due coccodrilli ed un orangotango, a Ueno

Un’altra mattinata tranquilla. In giro c’è poca gente, il cielo è limpido.
A 20 minuti a piedi dal nostro appartamento si trova niente di meno che il parco di Ueno, ed è proprio lì che stiamo andando.

L’idea è quella di entrare una volta per tutte al famoso zoo che si trova all’interno del parco, per riuscire ad ammirare i bellissimi panda giganti.

Nei dintorni del parco c’è una quiete assoluta, tutto è curatissimo e le case giapponesi fanno capolino sulla strada.
Il primo segno di scoraggiamento lo abbiamo quando ci ritroviamo in fondo ad un’enorme fila, tutti intenti ad acquistare i biglietti per l’ingresso.
Oggi è il 3 gennaio, e la gente deve aver finito le preghiere ai templi in anticipo, perché pare siano tutti qua.

Ci armiamo di pazienza, e aspettiamo in coda, scoprendo ben presto che la maggior parte della gente che ci circonda è cinese, turisti come noi.
Una volta varcata la soglia, la nostra pazienza si esaurisce del tutto: un’interminabile coda formatasi su un percorso a zig zag, proprio davanti alla zona dei panda giganti. Il tutto per uno spettacolo che dura veramente poco.
No, non possiamo perdere un’intera mattinata. Optiamo per un futuro viaggio nell’entroterra cinese per ammirare i panda nel loro habitat naturale, e proseguiamo a zonzo per il parco.

Tanti animali sono già visti e rivisti, molti invece sono davvero caratteristici.
Trovo anche il mio animale guida, un cane della prateria che rispecchia il mio stato d’animo: affamato.

Foto di Gianluca Guetti

Ci facciamo largo tra scimmie, scimmioni e scimmiette, e finiamo alla ricerca del re della savana, senza successo. Becchiamo però altri felini interessanti, fino ad arrivare alla zona panchine. Qui, la prima sosta cibo, tiriamo fuori dai nostri zainetti l’immancabile onigiri del giorno.

Foto di Gianluca Guetti

Non amo gli zoo, e non ho particolarmente amato questo, mi sento di consigliarlo solo se avete bambini e avete una mattina vuota, che non sapete come impegnare.
Giungiamo alla fine del percorso, e finalmente qualcosa attira la nostra attenzione: c’è una comitiva, sempre all’interno del parco, che fila in marcia con l’accompagnamento della classica musica dei flauti giapponesi. A capo, un leone rosso, uno degli spiriti delle cerimonie giapponesi, che “mangia” le teste dei passanti portandogli buona sorte.
Le scene con i bambini che urlano disperati e piangono dalla paura sono tenere ma esilaranti, e attendiamo anche il nostro turno, mentre il mostro si avvicina alla mia testa e batte i denti. “Arigatou gozaimasu!”
Ora sono una persona fortunata.

Ci sono una miriade di templi nel parco di Ueno, ci vorrebbe una giornata per visitare tutto come si deve, compresi musei e varie attrazioni.
Ma noi abbiamo esaurito il tempo a nostra disposizione, e quindi decidiamo di muoverci in direzione di Ameyoko.
Ovviamente dopo la consueta pausa pranzo.

Foto di Gianluca Guetti

Ameyoko è una grossa via con piccole secondarie, cosparsa di tanti punti vendita delle cose più impensabili.
Ad una bancarella un tizio sta gridando, è una specie di asta dove lui sta offrendo a partire da mille Yen una borsa dal contenuto ignoto. Chi si aggiudica il premio si porta a casa una miriade di cianfrusaglie, da snack dalle forme insolite a statuette porta fortuna probabilmente made in china.
Spostandoci lungo la via, facendoci largo tra la gente, tanto street food ci avvolge. Soltanto che oltre ai classici okonomiyaki e noodles vari, qui ci sono zampe di maiale e petti d’anatra con annesse appendici varie.

Non ci fermiamo ad assaggiare, finiamo la nostra visita approfittando per acquistare gli ultimi souvenir mancanti, e torniamo verso la fermata della metro, pronti per la prossima tappa che ci incanterà la serata.

 

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