Birra Asahi ad alta quota, Asakusa

La metro è affollata, ma mai quanto le scalinate che portano dritte al Senso-ji!
Il tre gennaio è ancora un giorno più che valido per fare un salto al tempio preferito e lasciare un’offerta, e questo in questione è uno dei più importanti di Tokyo.
Dalla grande lanterna all’entrata c’è una colonna di gente, direzionata da un poliziotto munito di megafono.
Decidiamo di saltare la parte in cui arriviamo davanti al Senso-ji per motivi organizzativi, e percorriamo la via laterale, in mezzo alle bancarelle.

 

Foto di Gianluca Guetti

La prima tappa è un melonpan che ci attira con il suo profumo, caldo e appena sfornato.
Con la pagnotta in mano, nonostante non sia ben visto mangiare camminando, proseguiamo, perché fermarci in mezzo alla strada sarebbe d’intralcio ai passanti.
Sbuchiamo ai lati del Senso-ji, dove l’ingresso è protetto da transenne per facilitare lo scorrimento di quelli che hanno deciso di fare l’enorme fila.
Tutt’intorno sembra il paese dei balocchi: c’è street food per un esercito, e di qualsiasi tipo. Gli immancabili noodles alla piastra, seguiti da banane ricoperte da vari colori e cosparsi di zuccherini, e poi eccolì lì, i Taiyaki, i dolcissimi pesci di pastella ripieni di fagioli rossi, tipici delle fiere.

Non possiamo mangiare tutto, anche se avremmo voluto, soprattutto per l’impegno e la cura dei dettagli con cui ogni piatto viene preparato.
Un breve istante di sconforto, quando Daniela si accorge di aver perso la sua Icoca, che

Foto di Gianluca Guetti

purtroppo è impossibile ritrovare con tutta la gente che c’è di passaggio oggi.

Siamo sulle sponde del fiume Sumida, che attraversa Tokyo e i suoi ponti. Gente che fa jogging e coppiette che passeggiano, con una bella giornata come questa non si può non approfittarne.
Visto che ormai è quasi sera, abbiamo deciso di godercela con calma, sorseggiando una birra Asahi, direttamente nella sede, dall’altra parte della sponda del fiume.
Ci sono due edifici, uno accanto all’altro. Il primo è l’icona della birra Asahi, fatto di vetri a specchio e la “cacca d’oro” (così chiamata dai giapponesi) sulla cima, mentre il secondo sembra un boccale di birra, alto ed imponente, con le finestre fuori asse dell’ultimo piano, che creano l’effetto “schiuma”.

Foto di Gianluca Guetti

Entriamo prima in quella con i vetri a specchio, per ritrovarci in una specie di ristorante senza finestre, dall’arredo molto anni 60.
Beviamo un piccola birra, e ci spostiamo nel secondo edificio.
La hall è molto lussuosa, e un portiere ci osserva, mentre noi ci dirigiamo verso l’ascensore.
Il palazzo ha 22 piani, e noi dobbiamo andare all’ultimo. L’ascensore sale con velocità, e si apre davanti a noi una stanza, altrettanto vecchio stile, con la moquette per terra ed una scala mobile circondata da specchi che porta all’entrata di un locale.

Foto di Gianluca Guetti

Una volta fatti accomodare capiamo che è qui che resteremo per la successiva ora, e ordiniamo subito una birra.
La vista è spettacolare, e più la notte si fa buia, più le luci di Tokyo si accendono, regalando uno spettacolo da togliere il fiato. La Tokyo sky-tree illuminata da un lato, e il monte Fuji in contrasto col tramonto dall’altro. Un panorama che vale la pena di pagare a suon di cibo, tra l’altro decisamente a buon prezzo nonostante il posto, a differenza dei molteplici osservatori a pagamento in giro per Tokyo.

A Tokyo la sera e la notte, cieli e luci offrono una continua fioritura di magie.
(Fosco Maraini)

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